La voglia di non dimenticare le proprie origini ed in generale la forte considerazione che hanno della cultura andina, spingono Nancy, Michele e Flor de Maria a dedicare parte del loro tempo, ed anche dei loro profitti, a favore di una popolazione autoctona di Cusco, i Qeros. E' un impegno a tutto campo che ha come obiettivo centrale la realizzazione di una serie di eventi mirati alla creazione di un fondo destinato a questa comunità nativa.
L'attività di found rising si svilupperà dopo una spedizione dei promotori del progetto presso le comunita' queros (con studi, foto e video) che si realizzera´ nei primi giorni di giugno 2004 e che servira`da stimolo per un'altra futura missione nel 2005, alla quale partecipera' pure un gruppo di studiosi provenienti dall'Italia e da altri paesi europei. Durante questo prossimo viaggio, saranno raccolte notizie ed informazioni esaustive in merito al loro stile di vita ed alle loro necessità. Ci si concentrerà in particolare sugli aspetti antropologico-sociali, biologici, omeopatici ed econaturalistici.
Il primo passo sarà quindi quello di creare una mostra itinerante per esaltare la bellezza paesaggistica delle Ande e per portare a conoscenza dell'opinione pubblica e del mondo scientifico ( utilizzando i canali che l'agenzia di viaggio di Nancy e Michele aprira') le specificita' della vita qeirota. Dopodichè saranno promossi cicli di iniziative che vanno dalla realizzazione di pubblicazioni, alla diffusione di eventi mirati alla sensibilizzazione del mondo accademico, italiano ed europeo. Punto centrale di questa iniziativa è tuttavia la volontà di non snaturare lo stile di vita dei Qeros, di non trasformare il loro territorio in “terra di conquista” per quello che sarebbe un nefasto turismo di massa, ma di formare invece una nuova coscienza e di rafforzare la consapevolezza tra i Qeros che proprio in loro stessi dovranno trovare la chiave per arrivare ad una migliore qualità di vita. Motto dell'iniziativa sarà quindi il già usato “ non diamo loro pesce, ma insegnamogli a pescare!... ” . L'ultimo passo sarà la creazione di una fondazione “Qeros ONG” che si occupi della protezione non solo di quest'etnia peruviana, ma pure di altre popolazioni ( come ad esempio la comunità Pachamacay) che hanno impresso nel loro DNA la magia e le meraviglie della epopea inca.
Da Nancy e Michele la competenza, la volontà e la passione nel concepire e creare “business responsabile”; da Flor la sensibilità e la dolcezza della “maestra”, unite alla forte passione per la ricerca antropologica. Un mix di ingredienti che daranno di sicuro un nuovo slancio alla Causa di questo popolo, da troppo tempo dimenticato dal resto del mondo “civile”.
I Q E R O S
Nella regione di Cusco, tra le province di Paucartambo e Quispichancis, sopra le montagne della Cordigliera Orientale del Vilcanota, arrivando in prossimità del confine con la regione amazzonica di Madre de Dios, vive, sparpagliata in diversi piccoli villaggi (circa tremila abitanti in tutto), la popolazione nativa Qeros, di esclusiva lingua quechua. E' questa una zona geografica caratterizzata da una complessità paesaggistica tale, da originare notevoli variazioni di tipo climatico, geologico ed ambientale che determinerebbero la peculiare tipologia degli aspetti culturali, nonchè le diverse modalità di relazione dell'essere umano con il suo territorio.
I Qeros, pur non essendo un popolo nomade, passano la loro vita migrando lungo tutti i tre livelli della cordigliera:
- Puna (da 4000 a 4600 m. s.l.m.)
- Qheswa (da 3200 a 3800 m. s.l.m.)
- Yunga (da 1400 a 2000 m. s.l.m.),
passando i mesi che vanno da giugno a febbraio nella zona alta e quelli da marzo a maggio nella zona piu' bassa. La zona intermedia non e' luogo di permanenza fisso, per il fatto che e' raggiungibile dalle due altre aree in non molto tempo.
Pastori ed agricoltori, i Qeros si adeguarono all'ambiente per ottenere il massimo in termini produttivi. Nella zona alta, Puna , sono da sempre attività prevalenti l'allevamento del lama ed dell' alpaca , la coltivazione delle patate ed di altri tuberi tipici, come le papas nativas amargas e, durante il periodo invernale, la produzione di chuño e moraya, patate congelate dall'intenso freddo notturno, che vengono poi essiccate al sole, utilizzate anche durante particolari riti religiosi. Nella Qheswa si coltivano mais e tutta una serie di tuberi ( papas dulces, olluco, oca ) che sono stati scoperti inizialmente dai Qeros e che si sono diffusi in seguito in tutto il Perù. Vi è una zona inclusa tra i 2200 ed i 3000 m. che per la particolare conformazione geofisica, praticamente non è adatta ad alcuna attività agricola. Nella Yunga si produce principalmente mais ed altri particolari tuberi.
Per quanto riguarda l'allevamento, oltre ai lama ed agli alpaca, sono allevati cavalli e guanacos . Più è grosso il gregge, più è importante la famiglia che lo possiede: le dimensioni del gregge determinano quindi lo status sociale. Una caratteristica particolare della comunità qeirota è rappresentata dalla duplice modalità di gestione dell'allevamento e del lavoro agricolo: una personale ed una comunale . Cioe', parallelamente alle forme di proprietà privata di tipo classico, esistono pure una proprieta' ed un'attivita'lavorativa di tipo collettivo,questa ultima chiamata “faena”, come ad esempio, l'allevamento della vigogna o la costruzione di una casa , tutti lavori promossi e diretti in primis dal capo villaggio. In particolare, secondo la cultura Qeros, l'animale è generalmente considerato alla stessa stregua di un qualunque altro membro della famiglia.
Affiancata a quelle che sono le due principali occupazioni, agricoltura ed allevamento, vi è anche quella tessile. Il lavoro è diviso e reañizzato secondo questo criterio: tosatura e filatura spettano agli uomini, la tessitura invece e' prerogativa delle donne anziane, che fisicamente non reggono piu' agli sforzi delle altre attività, a causa dall'altitudine. Per la tintura sono utilizzati prodotti naturali ed i colori maggiormente impiegati sono il rosso, il nero ed il grigio. Caratteristica interessante degli indumenti è il disegno, che assume un particolare valore simbolico e che riveste un significato univoco per tutta la popolazione.
I tessuti, rinomati per la loro qualita', sono realizzati oltre che per l'uso personale, anche con fini commerciali. Gli uomini si recano al mercato di Cusco per vendere i prodotti ( cappelli, ponchos, mantelli, sciarpe, scialli, ecc.) realizzando in questo modo un sia pur magro guadagno che viene poi impiegato per l'acquisto di prodotti per la casa e la famiglia (strumenti di lavoro, pentolame ed alimenti, quali tonno e pasta).
Un'altra attività fondamentale, è quella mistico-religiosa: come curanderos i Qeros posseggono una fama notevole. Il periodo considerato più propizio è il mese di agosto, dedicato al culto della Pachamama ( Madre Terra ), durante il quale gli sciamani Queros si recano a Cusco per realizzare i loro riti. Il ricavato di quest'attività è anch'esso investito in oggetti per la casa.
Altro impegno, seppur marginale, è quello legato al turismo. Tuttavia sono davvero poche le occasioni per i semplici turisti di recarsi presso i villaggi. Inoltre l'esperienza si è rivelata, in troppi casi, negativa. In particolare si fa riferimento ai tipici mali portati dal turismo: inquinamento ambientale, diffusione dell'alcool, forme di sfruttamento,ecc.
Tabella 1
l'economia della popolazione Qeros
| AlLEVAMENTO lama, alpaca, guanaco, vigogna, cavallo |
| COLTIVAZIONE mais e tuberi, in particolare patate |
| PRODOTTI TESSILI cappelli, ponchos , mantelli |
| COMMERCIO |
| MAGIA |
| TURISMO |
Il progetto in questione, oltre a voler dare un input positivo all'economia di questa etnia ( valorizzando in particolar modo i suoi prodotti artiginali), si prefigge anche lo scopo, come gia' detto, di esaltare quelli che sono gli aspetti socio-culturali piu' salienti del popolo Qeros. Ma allora come vivono questi Qeros? Per dare un'idea di come risulti "spartana" la loro esistenza, se ne raccontera' qui una giornata tipo, in particolare quando stanziano nella zona alta. La sveglia, per tutti i membri della famiglia, è alle tre del mattino ( o meglio, di notte). Appena alzati, l'uomo si reca alla fonte per fornire la casa d'acqua, mentre la moglie si occupa della preparazione della colazione, generalmente una zuppa a base di mais e patate, che rappresenta il pasto principale della giornata. I figli maschi fino ai tre anni giocano in casa, ma oltre questo limite d'età si aggregano gia'al lavoro del padre, mentre invece le femminucce aiutano la madre. La descrizione di questo loro inizio di giornata è utile per capire quanto salda sia la unita' della famiglia qeros. Solo in casi eccezionali uomo e donna si lasciano nel corso della loro lunga convivenza (sirviñacuy), che si conclude quasi sempre con il matrimonio.
Nel corso della giornata i genitori si occupano, a seconda della stagione, dell'allevamento o della coltivazione. In particolare, durante il periodo della raccolta, sono i bambini ad occuparsi degli animali. Durante il resto della stagione, i bambini frequentano la scuola che spesso dista varie ore di cammino dalla comunità. A volte il padre si reca, come già detto, a Cusco per svolgere l'attività commerciale.
Verso mezzogiorno sia i bambini che i genitori consumano un pasto a base di patate e mais bollito. Da notare che la scuola dura fin verso le due del pomeriggio ed i ragazzi ritornano a casa per contribuire al lavoro domestico. Il rientro per l'intera famiglia è previsto per le 4-4,30. La madre inizia allora ad occuparsi della preparazione della cena che consiste sostanzialmente in una zuppa a base di pasta, riso o tonno ( prodotti acquistati a Cusco). Le tenebre incominciano a calare verso le 17,30. La serata termina alle 20, salvo che non vi sia una qualche festività.
L'unica variazione della routine familiare nel periodo in cui la famiglia risiede nella zona bassa, è costituita dal fatto che i bambini più grandi si occupano dei più piccoli, mentre i genitori si dedicano alla coltivazione del mais.
Due sono le precisazioni da fare: la famiglia è composta generalmente da cinque o più figli e la donna esercita completa autorita' all'interno della casa. Le sue decisioni sono poi portate all'esterno dall'uomo. Ultima annotazione: l'alimentazione è prevalentemente a base di vegetali; la carne è consumata solo eccezionalmente, soprattutto in occasione di feste o ricorrenze e non proviene dagli animali d'appartenenza i quali, come già detto, sono spesso considerati membri effettivi della famiglia.
La scuola occupa i bambini fin verso i tredici-quattordici anni ( non esistono asili nido, ne' ovviamente scuole superiori), iniziando verso i sette-otto anni : problema serio è la distanza che devono percorrere per arrivare al loro centro di studio. Vi è un unico insegnante, proveniente da Cusco, per tutte le classi d'età, il quale si concede una settimana di riposo ogni tre lavorate. L' orario indicativo delle lezioni è dalle nove alle quattordici. In pratica gli allievi apprendono a leggere, a scrivere, le quattro operazioni fondamentali e poc'altro. Purtroppo le figlie femmine non vengono mandate a scuola.
Da questa descrizione risulta chiaro come l'analfabetismo sia diffuso tra i Qeros, anche per colpa del tempo che cancella il già poco appreso. Uno dei pilastri del progetto sara' appunto promuovere e garantire alla popolazione un'istruzione educativa adeguata. Per esempio insegnare lo spagnolo, perlomeno ai piu' giovani, perche' possano meglio sfruttare le opportunità che derivano dal turismo.
Non si può parlare di tutela della sanità pubblica. Sostanzialmente non esiste tra i Qeros la medicina moderna e convenzionale, il Ministero di Sanita' peruviano invia, solamente una volta ogni tre mesi, un medico, soprattutto per vaccinare i neonati, ma anche gli animali. Per curarsi i Qeros utilizzano le erbe ( medicamento ancestral ), come le foglie di coca (vedi scheda). L'impiego di questo vegetale caratterizza i Qeros per una bassa incidenza di carie. A questo proposito, uno studio odontologico condotto dal dottor Luis Devila Negron ha evidenziato come i Qeros siano praticamente gli unici discendenti degli Incas. Sono state infatti poste in comparazione diverse impronte dentarie appartenenti a membri di questa popolazione, con alcuni resti di dentature delle salme degli antichi abitanti le Ande. Le similitudini riscontrate confermano che i Queros sono eredi diretti degli Incas.
 Un aspetto assai rilevante della vita sociale dei Qeros è quello legato alle feste religiose. La religione da loro professata è quella tipica delle Ande, che pero' ha subito nel corso dei secoli una evidente ed inesorabile commistione con quella cattolica. Sostanzialmente si e' realizzata in questo caso come una sorta di scambio: da una parte l'aiuto alla popolazione indigena fornito dalla chiesa cattolica, dall'altra la rigida imposizione delle regole che la medesima chiesa dogmaticamente diffonde. Molteplici sono le feste, sia quelle comuni a tutta la zona andina, sia quelle caratteristiche della cultura Qeros. In particolare hanno importanza:
Virgen del Carmen ( 14/15/16 Luglio). Mamacha Carmen Paucartambo.
A circa 4 ore da Cusco, presso la località di Paucartambo, ogni anno in questo periodo migliaia di persone si riuniscono per onorare la Madonna del Carmine, localmente chiamata Mamacha Carmen , patrona della gente meticcia. La festa inizia nella piazza principale, dove le bande musicali, accompagnate dai canti in lingua quechua, danno vita ad una spettacolare rappresentazione degli episodi salienti della storia del Perù. Durante i tre giorni della celebrazione si riuniscono, da tutte le zone limitrofe, i rappresentanti delle varie danze, ognuno con il suo tipico costume. Nel corso della processione, le bande musicali ed i danzatori accompagnano la Madonna per tutte le vie della città. Durante il giorno principale della processione, la Madonna benedice i presenti e allontana i demoni. Alcuni danzatori arrivano anche al punto di esibirsi sopra i tetti delle case, esibendo i tipici costumi incas e coloniali. Al termine della processione ci si impegna in una battaglia contro i demoni, dalla quale i fedeli escono sempre trionfatori. La festa ha termine poi nel cimitero locale, dove ci si riunisce per rendere omaggio alle anime dei defunti.
San Juan. Fertilita'e sensualita'. Cusco,24 Giugno. Iquitos, 25 Giugno.
San Giovanni Battista divenne una figura altamente simbolica presso l'Amazzonia del Perù, anche e soprattutto per la presenza di abbondante quantita' d'acqua, imprescindibile elemento vitale, motivo che fa di questa data la più importante di tutto l'Oriente peruviano.In particolare presso la città di Iquitos, nel dipartimento amazzonico di Loreto, si realizzano diverse feste locali con bande musicali tipiche, gruppi di danzatori e, per finire, si possono poi degustare piatti tipici come il tacacho e i famosi “ tamales di arroz” ( polentine di riso, ripiene ), chiamati anche “Juanes” in onore del Santo. Nel mezzo di questo ambiente concitato, si celebra con forza rituale anche il mito della particolare sensualità del popolo loretano. Esiste anche la tradizione, molto diffusa ad Iquitos, della preparazione di afrodisiaci, dai nomi particolarmente singolari a base di erbe e frutta, il tutto mescolato con alcool di canna da zucchero. Il più conosciuto e' il chuchuhuasi , preparato con radici di piante della selva. Inutile voler conoscere i segreti di questa ricetta, perché non ve li sveleranno mai ....
Pure nelle zone andine, questa festa e' relazionata alla fertilità, ma l'elemento centrale e' costituito dal bestiame, facilmente associabile con la immagine di San Giovanni, pastore di anime.
Durante questa giornata gli animali vengono marcati, contati e, nel caso dei cammelidi , tosati. Il giorno 24 i campesinos portano a Cusco le loro greggi, conducendole nei pressi delle chiese, perche' possano cosi' assistere alla messa. Ma tale celebrazione e' stata pero' differita al giorno 25, lasciando la giornata del 24 per la grande Festa del Sole.
- Inti Raymi. La festa del Sole. Cusco,24 Giugno
Alla presenza di varie centinaia di campesinos in costume provenienti dai diversi villaggi andini, verso le ore 09.00 si da inizio alla sontuosa cerimonia di ringraziamento, alla quale assistono anche numerosi turisti che giungono da tutte le parti del mondo per assistere a questo rilevante avvenimento culturale, considerato tra i più importanti del Perù.
Il Solstizio d'Inverno dell'Emisfero Sud (21 giugno) e l'epoca del raccolto propiziano questa celebrazione, che ricorda la più grande festa pre-ispánica in onore del Sole. Oggi chiamata Inti Raymi, evoca lo splendore rituale inca sotto la guida di esperti archeologi e storici di Cusco. La rappresentazione centrale si concentra a meta' mattinata nella grande pianura della fortezza di Sacsayhuaman, situata a 2 km. dalla città di Cusco, raggiungibile anche a piedi. Qui si realizzano passo per passo, durante una lunga cerimonia, il riconoscimento ed il ringraziamento al Dio Sole. L'Inca all'inizio della cerimonia viene portato dal tempio del Koricancha,a forza di braccia, fino alla piazza principale (Plaza de Armas), dove invita i suoi funzionari e cortigiani ad esercitare un buon governo.
Successivamente con musica, canti e danze, la carovana parte per dirigersi a Sacsayhuaman, al fine di realizzare il sacrificio di due lama, secondo la tradizione uno bianco e uno nero, le viscere ed il grasso dei quali viengono consegnati nelle mani dei sacerdoti; prima di tutto si offrono gli intestini al Callpa Ricuv,uno dei due sacerdoti officianti, in modo che realizzi tutti i migliori auspici dell'anno in corso. Il sebo viene invece consegnato al Wupariruj,il secondo sacerdote, perche' faccia i suoi auguri. Le funzioni eseguite dai due sacerdoti vengono poi interpretate dal Sommo Sacerdote che in secondo momento le comunica all'Imperatore.
Finalmente quando il sole raggiunge ponente, l'Inca annuncia la fine della cerimonia
- Quispicanchis – Cusco - Qoylloritti : Data: estremamente variabile, solitamente la prima quindicina di maggio.
Rappresenta senza dubbio il pellegrinaggio indigeno più imponente del Sud America.
Gli abitanti di Ocongate e Quispicanchis, nel dipartimento di Cusco, concertano in questo periodo dell'anno un rito il cui simbolo supremo e' l'immagine di Cristo. Possiamo pero' affermare che uno degli aspetti fondamentali riguarda l'integrazione dell'uomo con la natura.
Il rituale, assimilato alla fertilità della terra e alla venerazione degli Apus , le alte montagne considerate protettrici, riunisce migliaia di devoti, realizzando cosi' la festa “Qoyllur Ritt'i“ , come gia' osservato, la più grande tra le nazioni indigene di tutto il Sud America. La cerimonia principale si svolge ai piedi (4700 m. s.l.m. ) della montagna ( apu ) Ausangate alta 6333 m. e a temperature generalmente al di sotto dello zero.
Il rituale consiste nel pellegrinaggio di pastori, commercianti e contadini, ma anche di semplici fedeli che giungono da tutte le parti per riunirsi al Santuario Sinakara . Si narra che ad un piccolo pastore indigeno, Marianito Mayta , apparve il bambin Gesù, con il quale divento' amico.
Quando all'improvviso i genitori, partiti alla sua ricerca, lo incontrarono vestito di importanti ornamenti, decisero di avvisare il parroco della zona, Pedro de Landa, che cerco' di catturare Marianito. Ma al suo posto apparve un grande monolite. Il ragazzino era gia' morto e, nel medesimo momento, la immagine del viso di Cristo si era impressa nella roccia.
La festa comincia generalmente (tempo atmosferico permettendo) il giorno della Santissima Trinità, quando più di 10.000 pellegrini risalgono la montagna fino alle nevi perenni, il tutto accompagnato dai ballerini Chuachos , Qollas e Pabluchas , che simboleggiano i diversi personaggi mitici della tradizione mitologica andina. Gli Ukukus , una sorta di simbiosi tra uomo ed orso, sono “i guardiani del Signore”, cosi' come degli Apus, gli dei delle montagne, e degli Apachetas , piccole torri di pietra che i pellegrini formano durante il cammino, lasciando alla spalle i propri peccati . Un gruppo di forti Qeros, considerati gli esponenti delle più pure comunità esistenti nelle Ande peruviane, partono per la cima della montagna, fino a 6362 m. di altitudine, allo scopo di raggiungere la “Stella delle nevi” che si trova all'interno della imponente cima.
Al ritorno, porteranno sulle proprie spalle grandi blocchi di ghiaccio per poi scioglierli al fine di irrigare simbolicamente il terreno della sacra montagna Ausangate.
Consegna della Vara “ Bastone del Comando”. Cusco, 01 Gennaio.
All'inizio di ogni anno si riuniscono gli uomini più anziani ed autorevoli di ogni comunità della zona, gli Yayas, perche' eleggano i candidati che si contenderanno la carica della autorità massima,il Varayoc, cioe' il sindaco di ogni rispettivo villaggio.
E' una festa con grande consumo di chica,bevanda alcolica di circa 3º gradi a base di mais fermentato, e di llonque, un' aguardiente, molto apprezzata dagli abitanti delle Ande.
Il Varayoc eletto riceve la Vara o bastone del comando che simboleggia il potere.
Le Vare sono costruite di legno, chonya, hualtaco nero, guayacán o membrillo; misurano all'incirca un metro e riportano rilievi di argento ed oro. In una delle sale del Comune di Cusco esiste un piccolo museo che espone alcuni degli esemplari più belli.
Quando il Varayoc cessa il suo mandato, non potrà più essere rieletto, ma verrà considerato uno degli anziani più rispettabili ed autorevoli del villaggio.
- Importanti sono anche le feste legate al matrimonio ed al battesimo.
Si è dato ampio spazio alle feste perché ben ritraggono la vita della popolazione andina ed in particolare della comunita' qeros.
Un altro aspetto fondamentale di questa cultura é l'importanza attribuita alla foglia di coca.
La coca è un arbusto con molti rami che si sviluppa fino a 3 o 4 piedi, caratteristico dell'America meridiona del Perù, e più esattamente del Peru' e della Bolivia.
È la coca la specie più diffusa del genere Erythroxylon, per cui la pianta viene chiamata dai botanici Erythroxylon Coca . Questo genere, che appartiene alla famiglia delle Malpighiacee , e' arrivato a diventare una varieta' d'una famiglia a sè che si chiama delle eritrossilee , secondo una classificazione proposta da Kunth e adottata da De Candolle, botanici troppo autorevoli per non riconoscere la importanza di questa nuova famiglia.
La specie Coca, che per importanza ricopre il primo posto nella gia'citata famiglia, è un arbusto ornato da foglie alterne, ovali, acute, intere, lisce, membranose, marcate da tre nervature longitudinali, lunghe circa un pollice e mezzo, larghe uno. Quest'arbusto produce minuscoli fiori biancastri, raggruppati sopra piccoli tubercoli che si trovano sui suoi rami. Il frutto è una drupa rossa, oblunga e di forma prismatica.
La coca cresce naturalmente nel mezzo di boschi sviluppatisi in luoghi caldi e molto umidi ed e' in relazione alla immensa utilità che essa rappresenta, che gli sforzi dell'uomo si sono concentrati nei secoli per selezionarla e migliorarla geneticamente.
Come gia' accennato, la coca possiede un valore fondamentale per i Qeros per un duplice motivo. Il primo é di carattere essenzialmente pratico, in quanto il suo consumo aiuta a sopportare le difficili condizioni climatiche ed ambientali. Il secondo,di tipo squisitamente religioso, e' costituito dal fatto che le foglie di coca sono al centro del cosidetto “Pago andino”, un elaborato rito propiziatorio e di ringraziamento alla Madre Terra, che rappresenta il nodo centrale della religiosita' andina.
Da questo breve panorama appare chiaro come sia povera, non di spirito e di profondita' culturale, ma piuttosto di qualità di vita questa etnia che soffre soprattutto per la mancanza delle minime comodità basiche. E' una consapevolezza di tutti gli abitanti, poiché la gran parte di loro ha avuto occasione di entrare in contatto con il resto della società. Sono tuttavia un popolo che torna a casa, come già accennato, da una migrazione temporanea. Migrano forse anche per sfuggire alla indecente astuzia di chi, come in un vecchio film di Hollywood, vorrebbe barattare oro con pezzi di specchio.
Pero' non si tratta certo di gente sprovveduta. Ne è testimonianza il fatto che fu tra le prime comunità autoctone ad ottenere la terra dal feudatario. Hanno raggiunto la loro libertà: sono tra le prime etnie libere del Perù.
Sono gli stessi Qeros che si rendono conto che per sopravvivere devono fare qualcosa di diverso e di nuovo. I pilastri del progetto saranno l'educazione e la sanità, basi per il miglioramento della loro qualità di vita. Ma non meno importante sarà la sopravvivenza e la salvaguardia della “cosmovisione” di questo popolo che si vuole far conoscere, pur non volendo incoraggiare il turismo di massa. Obiettivo finale sara' stimolare e promuovere il completo autosostentamento di questi ultimi rappresentanti dell'universo Inca.
Risulta evidente da questa sommaria presentazione, quanto sia speciale la cultura delle comunita' andine e in particolare quella dei Qeros.
E quindi, l'obiettivo estremamente ambizioso di questa e delle prossime spedizioni, il cui supporto logistico é stato e sara' interamente offerto da Peru' Paradise Travel come contributo iniziale al progetto, e' quello di trasformare questa esperienza unica in uno strumento adatto a svelare questo patrimonio ad un pubblico piu' vasto. Divulgarlo, naturalmente, per proteggerlo, aiutando le popolazioni interessate a sostenersi autonomamente con il contributo dei prossimi viaggi nella zona. Viaggi accompagnati da persone esperte in vari settori (medico, nutrizionalista, agronomico, biologico, archeologico, antropologico, educativo, ecc.), con il preciso scopo di apportare conoscenze utili ai Qeros, permettendo loro di conservare pero' le loro antiche tradizioni e la loro cultura e cercando di evitare qualsiasi genere di pericolosa contaminazione.
Questo progetto mira al coinvolgimento non solo degli esperti indicati, ma anche di tutte quelle persone che desiderino apportare anche il piu' piccolo,ma significativo contributo economico ed umanitario a favore dei popoli andini, Vi preghiamo di specificare nella causale: POPOLO Q'EROS. INVIARE BONIFICO AL SEGUENTE CONTO CORRENTE:
Banca: Credito Artigiano - Ag. di Limbiate " Mi "
ABI: 3512
CAB: 33260
C/C. 0000485/00
INTESTATO A: Michele Mosca
Per maggiori informazioni :
paradise@informazionisulperu.info
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